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Il maschietto dunque ha
molto precocemente il privilegio di ‘inciampare’
sulla sua sessualità, cosa che non
accade alle bambine, che pur sentendo
provenire da quell’area degli stimoli,
non possono capire a cosa si
riferiscano, da cosa provengano, visto
che l’apparato genitale femminile è più
nascosto rispetto a quello maschile
ed è in buona parte interno al corpo.
Questo stato delle cose ha
determinato diversi effetti, primo tra i
quali una maggiore attenzione, della
scienza, della cultura, della società,
verso la sessualità maschile,
completamente identificata nel pene: così
facile da osservare, studiare e
descrivere.
Al contrario, la zona
genitale femminile, essendo molto più
complicata, composta di più organi ed
in buona parte ‘nascosta’, è stata
veramente studiata solo in relazione
agli aspetti della gravidanza e del
parto. Il sapere sulla donna dunque è
stato per lungo tempo patrimonio
esclusivo dell’ambiente
medico-sanitario e le donne stesse, per
lungo tempo, non hanno avuto nemmeno
idea di come fossero fatte, di come
funzionasse la loro sessualità.
E’ solo dagli anni
settanta dello scorso secolo, cioè
dall’affermarsi di quei movimenti
femministi organizzati, che
reclamavano il diritto alla conoscenza
del proprio corpo come elemento fondante
per l’auspicata liberazione della
donna, che si è accresciuta la
sensibilità su questo tema e vi è
maggiore domanda di sapere. Difatti i
media oggi si occupano largamente di
questi argomenti ed è possibile
imbattersi con facilità in immagini
didascaliche o fotografie che illustrano
le varie zone intime femminili.
Ciò nonostante, è ancora
abbastanza frequente che uno psicologo o
un medico si trovino a parlare con
ragazze (o donne, addirittura con
figli), che non hanno ancora ben chiara
la loro struttura genitale ed il suo
funzionamento. Questa ignoranza al
giorno d’oggi è davvero
intollerabile, anche perché cento anni
di sapere psicologico ci dicono che è
impossibile riuscire a trovare un vero
equilibrio, una vera identità
personale, prescindendo completamente
dal proprio essere persone sessuate.
E’ assolutamente giusto pertanto che
ogni donna faccia un piccolo sforzo di
conoscenza, per arricchire il suo sapere
su sé stessa e sentirsi così più
sicura di sé, più consapevole di
quanto le accade.
Per prima
cosa occorre dunque procurarsi libri,
immagini, siti internet che parlino
dell’argomento, per cercare di
orientarsi brevemente su quella che è
la disposizione esterna degli organi
sessuali femminili e sul loro
funzionamento: la clitoride, le
piccole labbra, le grandi labbra,
l’orificio vaginale e tutte le zone
adiacenti, dalla zona anale, al Monte di
Venere, al pube. Una volta
‘studiati’ gli argomenti, sarebbe
bene mettersi davanti ad uno specchio
ed osservarsi con attenzione, come
uno zoom, che parte da un’immagine
grande, per arrivare a focalizzarsi in
un particolare di essa. In un famoso
libro degli anni settanta, ‘Noi e
il nostro corpo’, scritto da un
collettivo femminista di Boston, si
consigliava alle donne di utilizzare uno
specchietto da borsetta per riflettere
le parti nascoste della loro sessualità,
arrivando addirittura all’utilizzo di
uno speculum per esplorare anche
le parti interne. Probabilmente, con
queste pratiche, molte donne
stenterebbero a ri-conoscersi,
sentirebbero un senso di estraneità con
questa parte sconosciuta del loro corpo
e forse avrebbero l’istinto di
interrompere al più presto questa
esplorazione. Se questo senso di
repulsione persistesse, la cosa migliore
da fare sarebbe parlarne con uno
psicologo o un sessuologo. E’
difficile infatti che una donna possa
avere una vita sessuale felice, una
relazione soddisfacente con un uomo, se
non si conosce, se non si accetta, se
non si esalta del suo essere donna,
così come farebbe qualsiasi uomo, messo
a tu per tu con la sua immagine nuda
riflessa nello specchio.
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