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Chiunque
abbia curato un paziente impotente per
qualsivoglia causa non può invece non
sapere che
non
esiste disfunzione erettile,
anche la più organica – si pensi ad
esempio al diabete – che non sia anche psicogena.
Infatti,
se si hanno rapporti sessuali
ottenendone frustrazione e stress, come
accade all’impotente, non si può non
strutturare un
circuito vizioso di angoscia,
depressione, sindrome dello spettatore e
ansia da prestazione.
In
altre parole, tutte
le impotenze organiche sono anche
psicogene. Tutte, non alcune. Il
secondo errore riguarda la definizione
di disfunzione erettile “psicogena”.
Stante l’impossibilità di rendere
obbiettivo con mezzi strumentali o
psicometrici o psicologici che un
determinato evento o condizione
esistenziale sia il primum
movens di un caso di impotenza, la
definizione di “psicogena” (=
generata dalla psiche) è stata da tempo
abbandonata dagli andrologi più
avvertiti e sostituita con il più
umile, ma maggiormente corretto termine
di “idiopatica”.
Infine,
l’impotenza
è prima di tutto un sintomo medico e
non chirurgico, visto che
l’armamentario terapeutico è per il
98% farmacologico e psicocomportamentale
e non più affidato al bisturi
dell’urologo.
Come
l’ulcera peptica è ormai
definitivamente uscita dalla sfera di
interesse del chirurgo addominale, al
quale sono ormai riservate quasi solo le
neoplasie, per entrare a buon titolo
nelle competenze di un medico – il
gastrenterologo – così sta avvenendo
per la disfunzione erettile,
tradizionalmente affidata all’urologo,
ma ora sempre più studiata e curata con
quella visione multidisciplinare che
un sintomo multifattoriale, com’è
l’impotenza, richiede.
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